Il Vostro corpo, dalla punta del becco alla coda, dall'una all'altra punta delle ali,
non è altro che il vostro pensiero, una forma del vostro pensiero,
visibile, concreta. Spezzate le catene che imprigionano il pensiero,
e anche il vostro corpo sarà libero.
Helsinki, Finlandia, marzo 2008

chiudo.

Un omaggio a un uomo che io reputo veramente grande.

SIMBOLOGIA MAYA
Le prime civiltà che conoscevano il cacao: Olmechi, Izapan e Maya.
L'origine della popolazione degli Olmechi risale a più di tre millenni fa, all'epoca delle prime civiltà delle Americhe. I dati ricavati dagli studi linguistici più recenti indicano, in questa popolazione, la probabile presenza di lingue della famiglia mixezoqueana; alcune di queste sono parlate ancora oggi dai contadini che vivono in quella zona. Proprio la parola "cacao" è uno dei prestiti linguistici più significativi della lingua mixezoqueana. Il termine in origine era pronunciato Kakawa e, dalla ricostruzione dei linguisti, era una voce del vocabolario proto-mixezoqueano del 1000 a.C. Nonostante i dubbi etimologici, sembra siano stati proprio gli Olmechi i primi coltivatori della pianta del cacao.
Esisteva anche un'altra cultura, che derivava dagli Olmechi e che gli archeologi chiamavano Izapan. Questa civiltà aveva caratteristiche molto simili a quelle dei più antichi Olmechi e, Izapa, che era il luogo più tipico, si trovava nella pianura sulla costa pacifica del Chiapas, proprio al centro del territorio che sarebbe diventato in seguito una ricca provincia produttrice di cioccolato: il Soconusco. E' verosimile affermare che le due strisce di terra colonizzate dalla civiltà Izapan erano particolarmente adatte alla coltivazione del cacao, e che furono proprio questi popoli a piantare per primi il cacao a Soconusco.

La giustamente famosa civiltà del periodo classico dei Maya durò per parecchi secoli dopo la fine degli Olmechi, dal 250 circa al 900 d.C. Varie citazioni sull'uso del cacao furono rinvenute nel libro sacro dei Maya, il Popol Vuh o Libro del Consiglio. Il cacao è qui citato come una delle sostanze principali trovate sulla "Montagna del Sostentamento" e utilizzate per la nascita degli umani, ma non risulta ancora come pianta adorata da questa civiltà. Da alcune fonti post-conquista ci è arrivato il nome di Hunahpù (nome utilizzato per una divinità Maya) come il nome dell'inventore della lavorazione del cacao; questo tipo di nome venne dato in seguito a personalità politiche locali, così come si faceva nel Rinascimento e nell'Europa moderna con nomi quali Ercole o Ettore, ciò che crea alcuni dubbi sulla veridicità di tali informazioni.
I Maya furono grandi scrittori di libri geroglifici, alcuni dei quali arrivati fortunatamente fino a noi prima di essere rovinati o distrutti.Il più bello fra i testi pieghevoli sopravvissuti è il cosiddetto "Codice di Dresda" in cui si parla frequentemente di chicchi di cacao utilizzati dalle divinità come fonte di sostentamento, oppure di cerimonie
nelle quali il cacao era definito la fonte primaria di vita. Il cacao appare anche nel meno artistico "Codice di Madrid": in questo testo vi sono rappresentate divinità intente a partecipare a rituali religiosi a base di sangue e cacao, sostanze tra le quali vi era sicuramente un legame simbolico molto forte. II codice riporta descrizioni di merci trasportate dai mercanti maya e di rituali con gli dei: fra le merci trasportate sono citati anche i semi di cacao.
Le tracce più significative sull'uso del cacao furono ritrovate sul vasellame dipinto a mano. Molti dei geroglifici dipinti sulle giare mortuarie furono decifrati, ciò che permise di scoprire come, in questi contenitori, fossero conservati alimenti quali il cioccolato. Sul vasellame furono decifrate due qualità di cacao in esso contenute, il cacao witik e il cacao kox. In "una delle più spettacolari tombe (…) maya, scoperta nel 1984 a Rio Azul" (Coe 1996: 45), furono ritrovati vari contenitori attorno alla lettiga su cui era adagiato il corpo del sovrano defunto. Alcune di queste stoviglie in ceramica fornite di treppiede, erano segnate al loro interno da alcuni anelli che indicavano il contenuto come un liquido scuro. Su una di queste erano dipinti sei glifi, di cui due che indicavano la parola "cacao".

Su uno di questi vasi Pumbate, la sola ceramica smaltata delle Americhe, vi era raffigurato il primo vero incontro fra i due mondi, cioè quello fra il sovrano azteco Itzacoatl ed un mercante cinese. Incontro del quale, grazie alla precisa misurazione del tempo dei Maya, se ne conosce la data: il 4 Marzo del 1436. Le spedizioni erano miste, organizzate dalle corporazioni commerciali Hang, da alcuni monaci zen giapponesi che avevano trascorso in Cina il loro noviziato, i discepoli di Hsuan-Tzang (il viaggiatore che cercava i veri testi buddisti) e, ancora, da membri di una delle tante società esoteriche che gravitavano attorno alla setta segreta del Loto Bianco. Queste società praticavano una sorta di sincretismo religioso e, ammirato il culto del cacao negli Amerindi, pensarono che esso possedesse qualcosa di magico. Alla fine il cacao fu solamente
utilizzato da qualche botanico per creare dei preziosi bonsai e nulla più.
Da fonti risalenti alle prime incursioni spagnole in queste terre, ci possiamo rendere conto, anche se in grandi linee, che molte delle ricette e dei procedimenti ancora oggi utilizzati per preparare e gustare il cioccolato sono stati appresi
da questi popoli, all'epoca considerati primitivi. Si parla, in alcune testimonianze del vescovo spagnolo Landa, di bevande a base di mais e cacao, di prodotti oleosi ricavati dal cacao somiglianti al burro e di farinate con mais e cacao; oppure dell'utilizzo del cacao speziato con fiori di spigo e con vaniglia; o, ancora, di una bevanda, chiamata in lingua spagnola batido e che, in un moderno bar, oggi sarebbe chiamata frullato, comunemente preparata e consumata nell'altopiano del Guatemala.Queste sono alcune delle numerose ricette o modi di preparare il cioccolato, che dimostrano come non siano stati gli Aztechi, ma gli Olmechi ed i Maya ad insegnare al Vecchio Mondo i mille modi di gustare il "cibo degli dei".
Cacao: spirito ed economia azteca

Il regno azteco fu fondato da gruppi d'immigrati depositari di grandi storie e leggende. Erano dei grandi guerrieri che presto sconfissero quasi tutti i loro nemici, portandosi tra il "1486 ed il 1502 alla conquista di Soconusco" (Coe 1996: 67)
e del cioccolato. Da qui nacquero un fiorente commercio di cacao e numerose teorie sulla probabile emigrazione di gruppi aztechi alla scoperta della precedente cultura maya, di cui diventarono i naturali discendenti. Questo li portò ad appropriarsi di un sistema culturale più sofisticato nel quale un elemento tra più importanti era, per l'appunto, il cacao.
La bevanda al cacao rimpiazzò l'octli, una bibita alcolica ricavata dalle piante di agave. Dato che lo stato d'ubriachezza era punito con la morte ed era visto come un pessimo esempio per un popolo che si considerava emancipato, e che aveva raggiunto quella posizione grazie alla propria forza ed al proprio coraggio, "il cioccolato risultò dunque un'alternativa all'octli" (Coe 1996: 73) sia nelle caste sociali più elevate come alimento di lusso, sia tra gli uomini più comuni. Il cacao aveva però anche un'importanza economica; era usato come merce di scambio e quindi moneta per i pagamenti delle merci e degli stipendi di militari e mercanti.Attraverso le incursioni spagnole, abbiamo appreso che questo popolo icuramente conosceva un'infinità di modi di preparare il cioccolato, utilizzando centinaia di spezie probabilmente ancora oggi sconosciute agli occidentali, che non riescono ad immaginare il cioccolato se non aggiunto allo zucchero. Inoltre, furono ritrovate testimonianze sui procedimenti e sugli strumenti utilizzati per lavorare i semi di cacao e per trasformarli in tanti tipi di bevande fredde o tiepide, lisce o schiumose.
Girolamo Benzoni nella sua: Historia del nuovo Mondo descrive molto accuratamente la preparazione della bevanda azteca: "Fanno seccare le fave al fuoco dentro un vaso di terra. Poi le rompono tra due pietre e le mettono nella farina la quale versano dentro dei contenitori fatti a partire da delle cucurbitacee. Poi le stemperano poco a poco con dell'acqua e molto spesso ci mettono del loro pepe lungo e la bevono tutta" (Benzoni 1572).
Non viene però menzionato in nessun documento il molinillo (cfr. spiegazione alla pag. seguente), uno strumento che, probabilmente, fu introdotto dagli spagnoli; per contro si conosce una grande varietà di contenitori, brocche, giare
smaltate, grezze e addirittura d'oro, nonché cucchiai di metallo e in legno, probabilmente utilizzati per mescolare e servire la bevanda.